«MILANO SCELGA SE ESSERE A MISURA DI PERSONA O DI AUTOMOBILE». GALLI RILANCIA LA SFIDA

La bicicletta è un mezzo di trasporto non inquinante ed energeticamente efficiente: l'amministrazione ne prenda atto.

Eugenio Galli, 44 anni, presidente di Fiab Ciclobby, è tornato dal Global VeloCity di Copenaghen – l’appuntamento più importante sulla mobilità ciclistica urbana, svoltosi a giugno – con le idee molto chiare.

«Si è parlato di due casi di successo agli antipodi: Copenaghen, patria delle due ruote da decenni, e Siviglia, che solo di recente, per scelta dell'amministrazione, ha spinto con molta forza sulla ciclabilità, cambiando drasticamente le sorti del traffico cittadino. Ci vuole volontà politica. Ma questa da noi è molto debole – se non assente – e le istituzioni si riparano dietro scuse come "manca la cultura della bicicletta", "non ci sono soldi" o ancora "i problemi tecnici non ci permettono di...". Ma sono solo alibi. 
Quindi è solo questione di volontà?
Non solo. E' indispensabile la
visione strategica del problema del traffico e, più in generale, della vivibilità che si vuol dare a Milano. Bisogna avere l'onestà di porsi una domanda semplice: che città vogliamo? 
Mi dica, che città vogliamo?
Scusi, lei vorrebbe vivere in una città pensata per le auto o per le persone? 

Per le persone.
Bene. Qui subentra una questione di metodo: ogni nuovo intervento dovrebbe prevedere sin dalla fase di progettazione spazi adeguati per le biciclette. Ma oggi non è così: basta vedere il tunnel di Porta Nuova-Stazione Garibaldi, non ha una corsia per le biciclette. O Corso Buenos Aires, dove chi ha pensato i parcheggi per le biciclette ha semplicemente tracciato delle linee a terra. Senza pali, senza archetti, senza rastrelliere dove legare il mezzo. 
Un genio…
…o una persona che non ha mai messo i piedi sui pedali!

E chi mette in pratica tutto questo? C’è a Milano un interlocutore?
No, da quando l’assessorato di Croci è stato scorporato non c’è più un interlocutore unico. Insieme a volontà, visione e metodo deve esserci
azione. Ci vuole un soggetto istituzionale in grado di dare concretezza, di realizzare. E che sappia ascoltare i cittadini, la società civile, le associazioni. Pensi che ad Amsterdam, una delle tappe delle mie vacanze estive (non poteva che essere altrimenti, ndr) i cittadini erano invitati a scegliere tra numerose rastrelliere, con forme e funzionalità diverse, per dare il proprio contributo alla città. Da noi altro che rastrelliere, non ci sono nemmeno i parcheggi vicino alle stazioni dei treni. 
E qui siamo alle infrastrutture.
Esatto. Ne ho parlato qualche settimana fa a un incontro con Stefano Boeri, candidato alle primarie del Pd per le elezioni a sindaco di Milano. Sia chiaro – a scanso di polemiche davvero sterili – che la bici non è di destra né di sinistra. Bisogna lavorare sulle infrastrutture, come piste ciclabili o corsie ciclabili.
 
Scusi se la interrompo, ci spieghi la differenza. 
La pista ciclabile separa il ciclista in modo netto dal marciapiede e dalla strada e ha costi elevati. È indispensabile nei casi in cui il ciclista non può condividere la strada con le auto: si pensi a viale Forlanini. 
E una corsia ciclabile? 
È una striscia di vernice per terra su un lato della strada. Ha costi minimi. L’importante è che gli automobilisti la rispettino.  
Quindi Ciclobby non chiede solo piste ciclabili? 
Affatto! Noi ci battiamo per qualcosa di molto più concreto e realistico: non si possono costruire piste ciclabili in tutte le vie di Milano, sarebbe una follia. Noi puntiamo a un mix di ingredienti per raggiungere la ciclabilità diffusa. 
Facciamo così: io leggo la sua lista dei cinque ingredienti per la ciclabilità diffusa e lei li commenta. Primo, la mobilità. 
Moderare il traffico in alcune vie (pensiamo alle zone con limite a 30 Km/h), realizzare corsie e piste ciclabili, marciapiedi ciclabili, senza dimenticare la segnaletica. 
Secondo, la sosta. 
Parcheggi e attrezzature. A Cadorna le bici sono legate ai pali, agli archetti, agli alberi. È uno spettacolo avvilente. Perché non si è pensato a un parcheggio per le bici vicino alla stazione? Anche in Stazione Centrale, di recente restaurata con grande investimento di tempi e denari, nulla è stato pensato per lo scambio mezzi pubblici/bici. 
E questo è il terzo punto, l’intermodalità. 
Esatto. Sia nell’uso di mezzi e bici insieme (ma Atm non ci risponde da anni sulla possibilità di portare la bici in metro…), sia nell’interscambio tra bici e mezzi pubblici.
Quarto punto, forse il più interessante: la sicurezza.
Intesa in due sensi: sicurezza dai furti e sicurezza sulle strade. Ma anche manutenzione, informazione, educazione stradale. 
Quinto e ultimo punto: i servizi. 
Bike sharing, velostazioni, parcheggi custoditi, infopoint, cartografia… 
Concretizziamo questi cinque punti su Milano. 
Iniziamo con i marciapiedi: ce ne sono più di 80 identificati da Ciclobby insieme all’Amministrazione comunale e che potrebbero essere usati da pedoni e ciclisti insieme. Per esempio uno è il marciapiede di via Luigi Nono, che costeggia il Cimitero Monumentale. I tempi e i costi sono ridotti.
Poi? 
Poi pensare ai parcheggi per le bici nei pressi di scuole, ospedali, uffici pubblici, stazioni. 
Vada avanti.
Nel medio periodo adottare il Piano della Mobilità Ciclistica progettato dal Comune di Milano con Ciclobby nel 2007 ma lasciato cadere nel vuoto. È un piano che può portare Milano a raggiungere quella ciclabilità diffusa fatta dei cinque ingredienti di cui parlavamo prima, con spese contenute e tempi realistici. 
Lasciato cadere nel vuoto? Perché?
Ma non avevamo già accennato alla scarsa volontà politica? 
Giusto, scusi. Proviamo ora a dare i numeri: Ciclobby fa un censimento ogni anno, quanti ciclisti avete contato? 
Noi contiamo i ciclisti che entrano ed escono dalla cerchia dei navigli. Nel 2003 erano circa 25 mila, oggi quasi 30 mila. I numeri piano piano crescono. Ma nel disinteresse più totale delle istituzioni. Se solo si fosse presa qualche decisione per favorire la ciclabilità diffusa, chissà quanti sarebbero i ciclisti ora…
Presidente, con i “se” e con i “ma”… Quanti chilometri di piste ci sono? 
Chi dice 100 km, chi 150. Ma come ho già detto le piste sono uno degli ingredienti, importante ma non sufficiente. E poi le piste a Milano sono uno spezzatino… 100 metri qui, 300 là. 
Sono giorni in cui si parla di “modello berlinese”, cioè di corsie ciclabili tracciate con una striscia di vernice. Da chi dobbiamo prendere ispirazione all’estero? 
Tutti pensano a Berlino o ad Amsterdam, ma sono città molto diverse da Milano. Io consiglio ai nostri assessori di farsi un giro a Monaco, che per morfologia e demografia assomiglia molto alla nostra città. Lì per le bici è tutto un altro mondo. 
Prospettive? In primavera si sceglierà il nuovo sindaco.
Guardi, l’importante è che la bici non sia usata solo come spot elettorale dai candidati. Con Letizia Moratti abbiamo avuto una delusione bruciante: aveva inserito la mobilità ciclistica tra i punti del suo programma. Ma i (non) risultati sono sotto gli occhi di tutti. 
Quindi? 
È molto semplice, il nuovo sindaco deve scegliere che città vuole dare ai milanesi: a misura di persona o a misura di automobile».



Nessun commento:

Posta un commento